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Napoli, centinaia di buste di plastica invadono le acque di Posillipo. Il fondatore di Gaiola Onlus lancia l'allarme
mercoledì 1 maggio 2013

È allarme inquinamento per le acque del litorale campano compreso tra Posillipo e Nisida. A lanciare l'allarme è il centro studi interdisciplinari Gaiola Onlus, che attraverso la propria pagina Facebook ammonisce: “Da qualche giorno le acque di Posillipo e Nisida sono invase da centinaia di sacchetti vuoti di malta Mapei, prova della presenza di lavori in corso in zona e dello smaltimento in mare del materiale edile di risulta. Chiediamo a chiunque abbia visto qualcosa di fornire informazioni utili per fermare questo scempio". Negli ultimi giorni di un estivo aprile napoletano, infatti, un notevole quantitativo di buste di plastica è stato riversato nel tratto di mare tra Nisida e Posillipo. Come evidenziato dal portale di La Repubblica, il fondatore di Gaiola Onlus, Maurizio Simeone ha lanciato un accorato appello ai cittadini precisando: “Siamo riusciti a recuperare una sessantina di buste di plastica finora. Decine di sacchetti della stessa marca e modello: segno che non si tratta di un caso isolato ma di un vero e proprio sversamento illecito in mare. Chiediamo la collaborazione dei cittadini per fermare l'inquinamento”. Da sottolineare il pronto intervento dei tanti volontari del centro, che per amore dell'ambiente si sono prodigati nel recupero dei materiali inquinanti per quanto fosse nelle loro possibilità. Come infatti sottolineato ai nostri microfoni, Simeone tiene a precisare che l'operato dei volontari del centro studi di Gaiola sia stato purtroppo incompleto per l'impossibilità di recuperare il materiale di risulta depositatosi sul fondale marino. Simeone precisa: “Non si tratta di una caduta accidentale o spazzatura vagante per il golfo, ma molto probabilmente di sversamento edile. E' molto comodo per ditte senza scrupoli bypassare le specifiche procedure di smaltimento, utilizzando vie traverse ed illegali e riversando il materiale in mare senza che nessuno possa recuperarlo”. Con orgoglio però sottolinea come il parco sommerso di Gaiola non sia stata toccato dallo specifico episodio. Infine un ammonimento a chi si occuperà delle indagini: “Bisognerebbe andare a vedere dove si stanno svolgendo i lavori lungo la costa e con il vento di scirocco è consigliabile che l'indagine sia allargata al settore orientale, quindi partendo anche dal golfo di Napoli. Si potrebbe ad esempio risalire ai 10 rivenditori del materiale Mapei che operano in tutto l'hinterland partenopeo andando così a vedere a chi sono state vendute ingenti quantità di quel materiale e risalire a chi lo utilizzava”.

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